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I Caruggi di notte

L’ acciottolato consunto ed  umido sempre,

brilla di una luce fioca, di lampioni vetusti

e di vetri opachi di polvere antica.

L’eco di passi con scarponi chiodati

rimbalza da arcate di pietra.

Una luce si accende, una porta si apre,

ne esce il fornaio che mezzo assonnato,

si avvia verso il forno che attende l’ impasto.

Più innanzi cigola un portone, ne esce un signore,

un po’ curvo di spalle,

 con briglie in mano tira un somaro

che poco convinto si fa trascinare,

è il bottegaio, che attacca il somaro ad un carretto in attesa,

 per andare al mercato a rifornire il negozio.

Dal buio esce un’ uomo, furtivo, rasentando il muro,

entra sicuro dalla bella fornaia.

C’è un’ ubriaco abbracciato ad un fiasco,

che se la dorme beato su di un gradino di pietra.

Due gatti arrapati si fanno la guerra per una gattina in calore.

Si sente un letto che cigola alquanto,

è una coppia di sposi che si amano tanto.

Quell’ombra furtiva riappare d’ incanto,

la fornarina lo ha stremato, le gambe gli tremano

barcolla alquanto, ed il buio lo inghiotte nell’ anonimato.

Questa è la notte, poi viene l’alba,

ad una ad una si accendon le luci, si spengono i lampioni

ed il Caruggio riprende la vita.

                                         Josè


Dolceacqua

Ti ergi a cavallo del Nervia, ed un ponte Romano ti funge da sella.

Il Castello, o, Maniero, è, il Tuo simbolo austero.

Fosti fondata dai nobili Doria, che, dell’Italia hanno fatto la Storia.

Sei un Paese decantato e dipinto, da molti artisti famosi nel mondo,

hai partorito celebrità illustri, e, conosciuta Tu sei,

per il vino Rossese, “il Re dei vini e vino dei Re”,

assieme all’olio ed alle michette.

Sei ospitale per vocazione, i turisti ti visitano a frotte.

Il Tuo clima, mitigato dal mare e protetto dai monti,

richiama la gente che viene dal Nord.

E, noi, che fortunati ci stiamo,

non apprezziamo il tesoro che abbiamo.

I Tuoi figli, che hanno girato il mondo in largo, in lungo e in  tondo,

ed hanno visto tutto ciò che esiste di bello,

per finire i loro ultimi giorni sereni, da sempre hanno scelto, l’ombra del Castello.

Che dire di più di un Paese, che soddisfa le più banali o severe pretese?

Ringrazio il buon Dio, che tra i fortunati abitanti, ci son pure io.

josè

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I miei Caruggi

Caruggi, cuore,  polmoni e arterie di un corpo, il Paese.

Interiora di pietre, lucidate dall’uso.

Gradini scolpiti, usurati da scarponi stanchi,

e puliti da piedi scalzi sudati d’estate.

Sedili per vecchie ciarliere, croniste di beghe, testimoni oculari di liti,

di tresche, di amori proibiti, di mariti traditi, di mogli pentite,

di mariti ubriachi e violenti,

di figlie picchiate da padri padroni,  perche  rincasate nell’ora proibita,

o beccate all’oscuro di vecchi portoni col ragazzo del cuore.

Odori di stalle, profumi di mosto, aromi di pane appena sfornato,

il sentore dell’olio, colato da sacchi d’ olive un po troppo mature.

Rumori:  un carretto tirato a mano, il passo del mulo o dell ‘ asino ferrati,

tintinnio di campanelli di capre, di cani o il belare di agnelli.

L’andamento lento del bue, che sotto il peso della soma in salita,

lasciava la traccia del suo passato con torte di ” bùse fumanti”,

e, subito raccolte dalla vecchia contadina per concimare il suo orto,

ed il poco rimasto a sfamare le mosche.

Il Prete conosceva i peccati di tutti, e tutti conoscevano i peccati del Prete.

Ma, il caruggio, era scuola di vita.

C’ era il bastaio, il bottaio con le sue tine, il maniscalco ferrava e tosava

asini e muli e fungeva da veterinario, tutto all’aperto,

con i loro attrezzi, lavorando,  facevan concerto.

C’era la vita, e, quando pioveva, dal calzolaio ci si ritrovava,

c’era la scuola dei tiri mancini, scherzi pesanti  son passati alla storia.

Noi ragazzini, facevamo dispetti, rubavamo carrube  da sacchi di juta,

giocavamo alla lippa, o a “bàla stringhettu”.

C’era la guerra, ma c’era più pace di oggi.

Josè

TIENI SEMPRE PRESENTE CHE LA PELLE FA LE RUGHE..

i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni…Ma cio’ che e’ importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno eta’.Dietro ogni linea di arrivo c’e’ una linea di partenza.Dietro ogni successo c’e’ un’altra delusione. Fino a quando sei vivo, sentiti vivo. Se ti manca cio’ che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto…

Caterina Di Franco

COME UNA CASA VECCHIA MI SONO DEMOLITO E POI MI SONO RICOSTRUITO

Non potevo più andare avanti a fare piccoli lavori di restauro…Ho dovuto demolire tutto e ricostriure dalle fondamenta. Qualcosa l’ho anche tenuta, non era tutto da buttare. Una cosa importante che ho imparato è stata quella di perdonarmi, ma soprattutto ho capito di voler essere felice… E DI VOLERMI BENE DI NUOVO…..CATERINA