1 euroLa mia carissima lettrice A.M.C. mi invia questo articolo preso su il sole 24ore:

Ti disturbo per inviarti un articolo del Sole 24 Ore di oggi riguardante una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 11082 depositata ieri, se la ritieni utile  e interessante ( se non altro per essere informati ) pubblicala riportando le mie iniziali. Saluti e alla prossima.

Segreto solo a tutela del cliente

Se nel corso di una verifica fiscale a un professionista, viene eccepito il segreto professionale per l’esame di determinati documenti, e la procura delle Repubblica, a richiesta dei verificatori, ne autorizza comunque l’esame, il giudice competente a decidere su eventuali violazioni relative a tale autorizzazione è quello tributario e non il giudice amministrativo. Il segreto, poi, deve riguardare notizie e documenti che, nell’interesse del cliente, devono rimanere riservate. È quanto, in sintesi, ha deciso la Corte di cassazione, a sezioni unite, con la sentenza 11082 depositata ieri.?La pronuncia trae origine da una verifica fiscale della guardia di finanza nei confronti di uno studio legale tributario. Durante il controllo da parte dei militari, il rappresentante legale dello studio aveva eccepito il segreto professionale relativamente alla corrispondenza intrattenuta con la clientela che i militari intendevano esaminare. Le operazioni erano state sospese in attesa dell’autorizzazione del procuratore della repubblica che, successivamente, era stata concessa. Lo studio legale aveva proposto allora ricorso al Tar per l’annullamento del provvedimento autorizzatorio. Il tribunale amministrativo, invece, aveva dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione, ritenendo che la controversia dovesse essere proposta innanzi al giudice tributario. Anche il Consiglio di Stato aveva confermato la decisione del Tar. Nel ricorso per Cassazione, lo studio legale, nel confermare la necessità della giurisdizione del giudice amministrativo aveva evidenziato che, in ipotesi contraria, il ricorso al giudice tributario imponeva di attendere l’emissione di un atto impositivo. Ne conseguiva, in assenza di constatazione di illeciti tributari, ovvero di violazioni non relative a notizie e documenti acquisite in violazione al segreto professionale, che nessun atto impositivo veniva emesso con riferimento alla violazione e quindi non c’era alcun atto impugnabile. Nessuna tutela, quindi, poteva essere assicurata.?Le sezioni unite, nel respingere il ricorso del contribuente, hanno innanzitutto confermato la giurisdizione esclusiva del giudice tributario. Tuttavia, in merito all’asserita impossibilità di impugnare direttamente l’autorizzazione, per dover attendere l’avviso di accertamento, viene evidenziato che attiene alla competenza esclusiva del giudice tributario stabilire se tra gli atti impugnabili non possa rientrare anche l’autorizzazione in questione e, in difetto, valutare se una norma così scritta sia rispettosa dei principi costituzionali (primo fra tutti il diritto alla difesa).?Per quanto attiene l’ambito di riferimento all’interno del quale il professionista può opporre il segreto, i giudici chiariscono che esso non può essere generalizzato, perché finirebbe per rappresentare un modo per eludere i controlli, ma deve riguardare notizie e documenti che, nell’interesse del cliente (nel caso di specie diritto alla difesa), e non del professionista, devono rimanere segreti. Questi interessi devono essere valutati dal procuratore, cui viene richiesta l’autorizzazione, unitamente alle ragioni per le quali i verificatori ritengono necessario esaminare quei fascicoli. Il provvedimento dell’autorità giudiziaria deve essere quindi motivato alla luce di queste circostanze.?Un’ultima notazione merita la possibilità per il contribuente di rivolgersi al giudice ordinario. Secondo i giudici di Cassazione, infatti, la valutazione di un fatto ove lesivo di un «qualche diverso interesse giuridico» del contribuente ispezionato rientra «nell’orbita giurisdizionale del giudice ordinario» siccome ipoteticamente lesiva del diritto soggettivo del contribuente a non subire verifiche fiscali e connesse compressioni legali ai suoi diritti, al di fuori dei casi espressamente previsti per legge.


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