Novità IRPEF Fin. 2008 VI parte


11 PROROGA PER IL TRIENNIO 2008-2010 DELLA TASSAZIONE PARZIALE DEI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE DEI "FRONTALIERI"
Le agevolazioni per i lavoratori dipendenti "frontalieri" sono state prorogate per gli anni 2008, 2009 e 2010.
L’art. 1 co. 204 della L. 24.12.2007 n. 244 ha prorogato la parziale tassazione dei redditi di lavoro dipendente dei lavoratori "frontalieri", già disciplinata dall’art. 2 co. 11 della L. 27.12.2002 n. 289 (Finanziaria 2003) e successive modifiche.
A differenza degli scorsi anni, infatti, la L. 244/2007:

  • non è intervenuta modificando il citato art. 2 co. 11 della L. 289/2002, ma ne ha riproposto la relativa disciplina, senza modifiche sostanziali;
  • ha stabilito una proroga triennale, per gli anni 2008-2010, invece che annuale.

Si ricorda che la disciplina in esame si applica ai lavoratori dipendenti:

  • fiscalmente residenti in Italia;
  • che prestano la propria attività all’estero, in zone di frontiera e in altri Paesi limitrofi, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto;
  • che "quotidianamente" si recano all’estero per svolgere la prestazione di lavoro (c.d. "frontalieri") Al ricorrere di tali condizioni, i redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero concorrono a formare il reddito complessivo ai fini IRPEF per l’importo eccedente 8.000,00 euro.

La disciplina in esame, pertanto, non si applica ai dipendenti che:

  • previa collocazione nel c.d. "ruolo estero", soggiornano all’estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di 12 mesi;
  • oppure che, pur collocati nel suddetto ruolo, soggiornano all’estero per meno di tale periodo.

11.1 APPLICAZIONE DELLA FRANCHIGIA DI 8.000,00 EURO
Sulla base dei chiarimenti che erano stati forniti dalla circ. Agenzia delle Entrate 15.1.2003 n. 2 (§ 9), si ricorda che:

  • l’importo di 8.000,00 euro è riferito al reddito complessivo annuo derivante dall’attività lavorativa "frontaliera" e non a ciascun rapporto di lavoro;
  • se la tassazione è operata direttamente dal sostituto d’imposta residente, la suddetta franchigia deve essere rapportata ai singoli periodi di paga, al fine di realizzare un prelievo equilibrato nel periodo d’imposta.

Per il resto, l’applicazione delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente dei "frontalieri" segue le regole ordinarie dell’art. 23 del DPR 600/73 (es. applicazione delle detrazioni d’imposta per i redditi di lavoro dipendente e i carichi di famiglia).
11.2 APPLICAZIONE DELLE ADDIZIONALI IRPEF
Sulla parte imponibile del reddito dei lavoratori "frontalieri" sono dovute le addizionali regionali e comunali IRPEF.
Si ricorda che le precedenti proroghe della disciplina in esame erano state disposte:

  • per l’anno 2004, dall’art. 2 co. 12 lett. a) della L. 24.12.2003 n. 350 (Finanziaria 2004);
  • per l’anno 2005, dall’art. 1 co. 504 della L. 30.12.2004 n. 311 (Finanziaria 2005);
  • per l’anno 2006, dall’art. 1 co. 122 della L. 23.12.2005 n. 266 (Finanziaria 2006);
  • per l’anno 2007, dall’art. 1 co. 398 della L. 27.12.2006 n. 296 (Finanziaria 2007).

11.3 APPLICAZIONE DEGLI ACCORDI E DELLE CONVENZIONI BILATERALI CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI
Ai fini della tassazione dei redditi di lavoro dipendente dei "frontalieri", bisogna però tenere conto anche delle disposizioni contenute negli eventuali accordi bilaterali o convenzioni contro le doppie imposizioni stipulati tra l’Italia e i Paesi confinanti e limitrofi, ad esempio quelli con la Francia, la Svizzera e l’Austria, di seguito segnalati.
11.3.1 Convenzione tra l’Italia e la Francia
L’art. 15 della convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni, stipulata il 5.10.8944, prevede l’imposizione solo da parte dello Stato in cui il lavoratore è residente (cioè in Italia). Tuttavia, ai sensi dell’art. 15 del protocollo aggiuntivo alla suddetta convenzione, l’esenzione da tassazione in uno dei due Stati "viene accordata se e nei limiti in cui detto reddito è imponibile nell’altro Stato". Pertanto, il regime di imponibilità parziale previsto in Italia comporta l’esclusione da imposizione in Francia solo della parte di reddito tassata in Italia (cioè la parte di reddito eccedente il limite di 8.000,00 euro).
11.3.2 Accordo tra l’Italia e la Svizzera
L’accordo bilaterale del 3.10.74 tra l’Italia e la Svizzera45 prevede l’imposizione esclusiva da parte dello Stato nel quale il reddito è prodotto (cioè in Svizzera).
Tale accordo è espressamente richiamato dall’art. 15 della convenzione Italia-Svizzera contro le doppie imposizioni stipulata il 9.3.76 e considerato parte integrante della stessa.
11.3.3 Convenzione tra l’Italia e l’Austria
L’art. 15 della convenzione Italia-Austria contro le doppie imposizioni, stipulata il 29.6.81, prevede l’imposizione solo da parte dello Stato in cui il lavoratore è residente (cioè in Italia).
Tuttavia, a differenza della Francia, il protocollo aggiuntivo alla suddetta convenzione48 non prevede vincoli alla non imponibilità dei redditi prodotti in Austria. Pertanto, si applica solo la tassazione parziale prevista in Italia.
11.4 ESENZIONE PER I REDDITI DEI "FRONTALIERI" EROGATI DA ENTI DELLA CITTÀ DEL VATICANO
In relazione ai redditi di lavoro dipendente prodotti da lavoratori "frontalieri" nello Stato Città del Vaticano, si ricorda che resta ferma la loro esenzione da IRPEF, ai sensi dell’art. 3 del DPR 601/73, qualora erogati:

  • dalla Santa Sede;
  • dagli altri enti centrali della Chiesa Cattolica;

• dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede

 

http://www.giorgiotave.it/forum/consulenza-fiscale/69362-novita-irpef-fin-2008-i-parte.html#post448775

 

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Chi sono i frontalieri?

 

1.
I cittadini italiani che prestano, in via continuativa, attività di lavoro dipendente nel Principato di Monaco e nella Repubblica di San Marino (frontalieri),sono soggetti al regime fiscale vigente in Italia.
Ai frontalieri che lavorano in tutti gli altri Stati confinanti si applica, invece, la regolamentazione tributaria stabilita dalle convenzioni internazionali (c.d. "di doppia imposizione"), la cui efficacia è determinata dalle leggi di ratifica, sovraordinate alle leggi ordinarie.

2.
Il legislatore italiano non ha mai dedicato specifica attenzione alla particolare situazione dei frontalieri, il cui trattamento tributario è stato da sempre rimesso ad una normazione c.d. "di emergenza", volta a sopperire, anno dopo anno, al vuoto normativo.
In origine, il regime fiscale vigente sino al 31 dicembre 2000, prevedeva la totale esclusione dalla base imponibile dei redditi derivanti dal lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e quale oggetto esclusivo del rapporto (art. 3, comma 3, lettera c, del D.P.R. n. 917/1986 – Tuir).
A seguito dell’abrogazione della norma citata, ad opera dell’art. 36, legge 21 novembre 2000 n. 342, e dell’introduzione di un regime di determinazione forfettaria del reddito del lavoratore dipendente in ipotesi di lavoro all’estero con un soggiorno prolungato di almeno 183 giorni su 12 mesi, la sorte tributaria dei lavoratori frontalieri rimase temporaneamente senza copertura legislativa.
A fronte di tale carenza normativa, il legislatore è intervenuto con l’art. 3, comma 2, legge 23 dicembre 2000 n. 388 (Finanziaria 2001) disponendo, per l’anno 2001, l’esclusione dalla formazione della base imponibile dei "redditi derivanti da lavoro dipendente prestato in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi, da soggetti residenti nel territorio dello Stato".
In assenza di un intervento di legge sistematico, si è optato, per l’anno 2002, per una proroga della citata disposizione (Finanziaria 2002).
Con l’art. 2, comma 11, legge 27 dicembre 2002 n. 289 (Finanziaria 2003) è stata concessa ai lavoratori frontalieri una franchigia fiscale consistente nella deduzione di 8.000 euro dall’imponibile Irpef ; la disposizione è stata oggetto di proroga per gli anni successivi, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010.
Trattandosi di leggi collegate al bilancio annuale dello Stato, in questo regime si configura una situazione di precarietà che impedisce al frontaliere di assumere obbligazioni finanziarie pluriennali garantite dal proprio reddito familiare.

3.
Poiché, com’è noto, il Principato di Monaco non prevede alcuna tassazione sulle persone fisiche e, di conseguenza, risulta iscritto nella c.d. "Black list" elaborata con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 4 maggio 1999 , confermata con decreto ministeriale del 21 novembre 2001, potrebbe sembrare che la posizione fiscale dei frontalieri non presenta particolari criticità, essendo i loro redditi assoggettati a parziale imposizione fiscale soltanto in Italia, in applicazione della citata L. 289/2002 e successive.
Tuttavia, a ben diverse conclusioni deve giungersi se si esaminano le condizini fortemente penalizzanti a cui sono soggetti i frontalieri:
1 la compensazione di cui al paragrafo 2, espressa "a cifra fissa", non indicizzata al costo della vita e non proporzionata all’entità del reddito;
2 l’imposizione fiscale determinata senza tener conto del trattamento di sicurezza sociale, nella quale si configura una situazione di sperequazione rispetto sia al regime francese, sia al regime italiano.Dal raffronto proposto emerge che un dipendente frontaliere a Monaco, rispetto ad un dipendente italiano stabilmente occupato in Italia, a parità di retribuzione, subisce una decurtazione di circa il 20 per cento del proprio salario netto, a fronte di servizi socio-assistenziali decisamente inferiori di quelli offerti in Italia.
Ne consegue che il reddito netto che resta a disposizione di un frontaliere italiano a Monaco, dopo la contribuzione e dopo la spesa necessaria per ottenere un comparabile livello di prestazioni sociali, è sensibilmente inferiore rispetto a quello che resta a disposizione di un dipendente italiano, a parità di retribuzione lorda.
A tutto ciò va aggiunto che il frontaliere sostiene spese e disagi per il quotidiano trasferimento dal luogo di residenza al luogo di lavoro, mediamente assai più elevati rispetto a quelli di un normale dipendente.
Occorre inoltre considerare la specificità del trattamento giuridico ed economico dei frontalieri, esaminato in dettaglio nella scheda allegata (All. B,)
Infine, da un punto di vista sociologico ed economico va messo in luce che i frontalieri sono costretti ad emigrare giornalmente non essendo loro offerta, nella zona di residenza, alcuna possibilità di lavoro stabile, nonché essi versano, interamente, in quella zona, il loro reddito prodotto all’estero.

4.
Secondo il parere espresso da autorevoli tributaristi, il sistema fiscale vigente in Italia per i frontalieri nel Principato di Monaco, è soggetto ad un sindacato di costituzionalità sotto un duplice profilo:
1 la violazione dell’art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, a tutela dell’uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti i cittadini, e volto alla rimozione di ogni tipo di ostacolo alla realizzazione di tale uguaglianza,
2 la violazione dell’art. 53, che impone di salvaguardare il principio di capacità contributiva e di tenere conto dell’effettiva attitudine di ciascuno a contribuire alle spese pubbliche.

5.
Il Dipartimento delle Entrate del Ministero delle Finanze, con lettera del 27 settembre 2000, indirizzata alla Direzione Regionale delle Entrate per la Liguria, escluse i frontalieri pensionati dal godimento della franchigia fiscale concessa ai frontalieri in servizio (di cui al paragrafo 2) sulla base in un’interpretazione della norma, letterale e vessatoria: "la norma non è applicabile in quanto riferita esclusivamente ai redditi derivanti dal lavoro prestato, cioè quelli percepiti nel periodo in cui l’attività lavorativa è effettivamente svolta, e non anche nella fase successiva alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente, remunerata attraverso i trattamenti pensionistici; in mancanza di una espressa esclusione normativa, ai redditi da pensione si rende applicabile la norma generale che stabilisce per i soggetti residenti nello Stato l’imponibilità di tutti i redditi percepiti, ovunque prodotti, fatto salvo quanto previsto dalle convenzioni internazionali".
Tale interpretazione è contestata dal Garante del Contribuente, Ufficio della Liguria, il quale, con deliberazione del 16 novembre 2004, afferma che:
1 "ai sensi dell’art. 46, comma 2, del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, le pensioni relative ai redditi di lavoro dipendente sono parte costituente di detti redditi, sia in base all’interpretazione letterale della norma, sia in base all’interpretazione concettuale, costituendo, la pensione, una retribuzione differita;
2 le disposizioni legislative relative ai redditi di lavoro devono intendersi riferite anche alle pensioni che sono conseguenti al lavoro svolto;
3 tali disposizioni hanno come presupposto per la concessione dell’agevolazione che i redditi derivino da lavoro dipendente prestato all’estero, senza alcun riferimento temporale al momento in cui la prestazione è avvenuta".

Scheda B

Situazioni di sperequazione
Nel trattamento giuridico ed economico dei lavoratori italiani frontalieri
Nel Principato di Monaco
1.
Tredicesima mensilità
Al lavoratore dipendente frontaliere italiano sono retribuite 12 mensilità di stipendio o salario, non avendo diritto alla tredicesima mensilità.
In conseguenza, guadagna nell’anno lavorativo, mediamente, l’8 % in meno di un lavoratore italiano che svolge la propria attività lavorativa in Italia.

2.
Trattamento di fine rapporto (TFR)
Il trattamento di fine rapporto nel Principato di Monaco non è previsto e, pertanto, non è applicato da alcun datore di lavoro.
In conseguenza, lo stipendio o il salario del lavoratore dipendente frontaliero italiano, subisce un ulteriore diminuzione in ragione dell’8 %, rispetto al lavoratore dipendente in Italia.

3.
Garanzia del posto di lavoro
Il lavoro, nel Principato di Monaco, è subordinato ad un "permesso di lavoro", revocabile, per qualsiasi causa, di rilevanza penale, anche estranea al rapporto.
Non vige alcuna forma di tutela del lavoratore licenziato.
Ogni datore di lavoro ha facoltà di licenziare qualsiasi lavoratore dipendente, in qualsiasi momento.
Il lavoratore può appellarsi all’Ufficio competente, per ottenere un indennizzo od un assegno di disoccupazione a tempo determinato.
Per le assunzioni, è data precedenza ai cittadini del Principato o residenti nel suo territorio e, quindi, ai cittadini francesi residenti in Francia.
Nei casi di licenziamenti causati da situazioni di crisi o dissesto del datore di lavoro, si applica un ordine di priorità inverso: prima i lavoratori stranieri non residenti, italiani compresi, quindi, i cittadini francesi residenti in Francia e, in ultimo, i cittadini residenti nel Principato.

4.
Aumenti salariali derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi o dall’aumento del costo della vita
Nel Principato di Monaco non sono previsti contratti collettivi di lavoro.
L’unico tipo di stipendio avente diritto all’aumento automatico indicizzato al costo della vita è quello di base, c.d. "SMIC", definito dal Governo Francese e adottato da quello di Monaco.
E’ percepito da un numero esiguo di lavoratori in quanto corrisponde ad un livello di qualifica professionale molto basso.

5.
Stato di malattia
Per i lavoratori dipendenti nel Principato di Monaco i primi 3 giorni di malattia non sono retribuiti (dal datore di lavoro, né dalla C.C.S.S. -istituto di previdenza sociale-).
Nei giorni successivi, il nominato istituto riconosce fino al 50 % dello stipendio.
Sino al 46° giorno di malattia, può sopperire un’assicurazione facoltativa stipulata dal lavoratore, a spese proprie o dal datore di lavoro, a seconda degli accordi aziendali..
Nel caso di un secondo o di più periodi di malattia nello stesso anno solare, i primi giorni non retribuiti aumentano di numero, decurtando sensibilmente la retribuzione netta del lavoratore.

6.
Stato di maternità
Nel Principato di Monaco la lavoratrice madre ha diritto a 16 settimane di congedo per maternità, contro 21 settimane di cui fruisce la lavoratrice madre in Italia.

7.
Oneri sociali
I lavoratori dipendenti frontalieri italiani, versano al Principato di Monaco gli "oneri sociali" in misura superiore, rispetto ai lavoratori italiani; più in particolare:
+ 3,29 % per impiegati e operai,
+ 8,3 % per quadri.

8.
Copertura sanitaria
I lavoratori dipendenti frontalieri italiani, non hanno copertura sanitaria quando sono nel Principato.
In caso di malessere devono pagare di tasca propia le spese sanitarie nonostante gli siano prelevati dallo stipendio contributi specifici .
Lo stato Italiano percepisce 5.000.000 di euro dal Principato per la copertura sanitaria ma viene solo assicurata in Italia e non è previsto alcun rimborso per spese effetuate a l’estero.
Normalmente il lavoratore frontaliere passa dalle 10 alle 12 ore al giorno nel principato senza alcuna copertura sanitaria trovandosi a pagare, se sta male due volte lo stesso servizio, uno con le ritenute in busta paga l’altro con le fatture mediche di cui ha bisogno.

9.
Trasporti
Non esiste nessun mezzo pubblico su strada che assicura il viaggio tra l’Italia e il Principato di Monaco
Non tutte le linee ferroviarie arrivano in Italia.
Il costo di un biglietto andata e ritorno da Ventimiglia (città di confine)a Monaco è di euro 6,10.
Il costo di un biglietto autobus andata ritorno da Mentone (prima città in territorio Francese) a Monaco è di euro 2 un terzo di quello italiano.
Di recente sono state aggiunte 5 linee ferroviarie per il trasporto dei pendolari nel Principato, ma purtroppo si fermano oltre confine e i nostri frontalieri ne vengono tagliati fuori.
Nel principato non esistono parcheggi liberi chi è obbligato ad utilizzare i propri mezzi si trova a sostenere le spese di stazionamento.
Tenendo conto che tali costi non sono detraibili e vengono considerati dal fisco Italiano come utile,essi sono soggetti ad imposta sul redito.

*Le situazioni di sperequazione sopra sinteticamente indicate determinano una riduzione dello stipendio o salario del lavoratore italiano frontaliere nel Principato di Monaco, nelle misure percentuali seguenti:
1 impiegati e operai, 20 %
2 quadri, 25 %.

Sostegni dello stato Francese ai suoi lavoratori frontalieri con il Principato di Monaco.

Lo stato Francese riconosce le difficoltà dei suoi lavoratori frontalieri nel principato di Monaco ed interviene con una politica di sostegno.
I frontalieri che risiedono in Francia pagano una imposta sul redito con importo inferiore ai 25000 euro annui del 13%, contro il nostro del 23%
Ai frontalieri che risiedono nel territorio Francese viene data la possibilità di detrarre dalle imposte le spese di viaggio sostenute per potersi recare sul posto di lavoro.
Nel Principato, grazie ai maggiori contributi versati, viene concesso un assegno familiare per i figli a carico in base a l’età e non in base al redito come in Francia o da noi in Italia, la Francia nel caso lavoratori frontalieri applica lo stesso criterio di Monaco.
In mancanza della tredicesima mensilità viene concesso un assegno vacanze per i figli adottando anche in questo caso gli stessi criteri Monegaschi.
Di recente è stata applicata una legge per la de tassazione degli orari straordinari.
Lo stato Francese rimborsa le spese mediche sostenute nel principato in caso di malessere.

Aggiunta alla relazione

Tratta dalla relazione dello Studio Associato Legale Tributario Gallo

In via subordinata, tale progressività potrebbe essere garantita mediante specifici interventi normativi sul corpo attuale del Tuir, in tema di deduzioni dall’imponibile e di detrazioni di imposta, prevedendo da un lato oneri deducibili dal reddito complessivo, e, dall’altro, detrazioni di imposta da intendersi come singole quote esenti da scomputare dall’imposta lorda dovuta.
Quanto agli oneri deducibili, si osserva che essi costituiscono per lo più in particolari voci di spesa che, proprio perché volte a soddisfare esigenze minime ed imprescindibili nella vita di una famiglia, godono di un precipuo riconoscimento sociale. Generalmente, tali spese non esprimono capacità contributiva, ed in quanto tali, devono essere escluse da imposizione.
Ugualmente, per il tramite delle detrazioni di imposta, il legislatore ottiene, in alcuni casi, l’effetto di incentivare il contribuente ad effettuare un determinato tipo di spesa, consentendone la detrazione forfetizzata, mentre in altri consegue il fine di agevolare singole tipologie di reddito che ritiene, di volta in volta, meritevoli di incentivo.
A tal proposito, ed al fine specifico di favorire la categoria dei lavoratori frontalieri, potrebbero essere previste specifiche deduzioni per oneri di famiglia (disciplinate dall’art. 12 del Tuir), in modo tale da agevolare il nucleo familiare del lavoratore frontaliere, consentendo di effettuare un’ulteriore e specifica deduzione dall’imponibile, diversamente parametrata a seconda del numero dei componenti del nucleo medesimo.
Ed ancora, potrebbe ipotizzarsi l’introduzione di una specifica fattispecie tra le detrazioni di importa (disciplinate dall’art. 15 del Tuir), che consenta al frontaliere di detrarre – anche in misura forfetizzata e fruibile nel limite di un tetto massimo da stabilirsi – gli oneri e le spese sostenuti per la trasferta quotidiana oltre confine.
Infine, considerato che – almeno da quanto emerge dall’esame dei frontalieri monegaschi – le più evidenti sperequazioni riguardano l’accesso e la fruizione dei servizi sanitari, un adeguato "sollievo finanziario" potrebbe consistere nell’eliminazione, soltanto per la categoria dei frontalieri, del tetto minimo di spesa di 129,11 euro previsto per l’operare della specifica detrazione di imposta di cui all’art. 15, comma 1, lettera c, del Tuir, o, in alternativa, nella previsione di una specifica ipotesi di onere detraibile con riferimento al premio pagato dal frontaliere per l’assicurazione propria e dei familiari a carico, avente ad oggetto la copertura delle spese sanitarie sostenute in Italia.
Non vi è dubbio, infatti, che questi e molti altri interventi mirati consentirebbero in effetti di attenuare la pressione fiscale sui redditi dei soggetti frontalieri, e, ancor più, di diversificare il trattamento da riservare ai membri della medesima categoria, in relazione alla peculiare realtà sociale di ognuno di essi, salvaguardando così i principi costituzionali di eguaglianza e capacità contributiva, gravemente lesi nell’attuale regime fiscale.   Continua su www.frontalieri.eu


Commenti



24 Commenti

  1.    cittadini italiani ascoltateci on 30 Giugno 2009 00:48

    Salve, sono portavoce di un operaio, il quale gli è stato diagnosticato un problema fisico psicologico con danni permanenti al sistema nervoso, avendo subito in precedenza crisi ansioso depressive gravi. Questo operaio è un lavoratore frontaliere, abitante in Italia (Ventimiglia), inpiegato come operaio su enormi macchine d’assemblaggio in una fabbrica a catena di montaggio in Monte Carlo. Innanzitutto volevo sapere se Monaco fà parte della convenzione Europea dei diritti della salute del lavoratore, ma sopratutto dell’Uomo. Il problema che stiamo riscontrando: è che tale ditta la quale per adesso non faccio il nome, si permette di fare lavorare i suoi operai con turni tre, di otto ore ciascuno, con macchinari che non si fermano mai, il che: obbliga questi, ad un sistema di lavoro continuo senza alcuna pausa. Trenta anni fà c’è stato un accordo interno il quale diceva, che dal momento che i macchinari non possono fermarsi, veniva messa una persona che a ruota doveva distribuire tre mini pause di sette minuti ogni due ore. Adesso con i ritmi di lavoro esageratamente aumentati, per via delle enormi richieste di bisogno nel più breve tempo possibile, viene bisogno, sopratutto a gente anziana sopratutto donne, la necessità di avere pause più lunghe, in quanto la breve pausa non basta. Le problematiche che si stanno verificando a tali operai sono gravissime, sono successi anche decessi, per via dello stress, oltre che infortuni gravi. Le cadenze di produzione sono aumentate del trecento per cento. Sono stati fatti anche scioperi, ma ancora adesso nessuno a Monte Carlo ci vuole ascoltare, in quanto ci troviamo in una specie di sistema di dittatura, che annunciano minaccie del tipo licenziamenti e oscurità da parte dei media locali, in quanto come Principato tutto deve apparire bello e ricco, senza alcuna notizia negativa. Vogliamo rivendicare le nostre azioni come cittadini Europei. Cordiali saluti paghiamo due volte le tasse sul reddito e sul lavoro, meritiamo di essere ascoltati. Lottiamo per una giusta democrazia rispettando il senso civico che tutti noi diamo da anni per questo Principato.

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  16.    tantricangelsoflondon.co.uk on 23 Ottobre 2013 13:36

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  17.    cure for herpes on 30 Novembre 2013 13:04

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    Young men should be taught to respect women, not use them.
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